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Inventate piante luminose per ridurre le emissioni

Inventate piante luminose per ridurre le emissioni

Inventate piante luminose per ridurre le emissioni. Quando ho letto il titolo della notizia, non avevo ben inteso il senso di questa ricerca. Credevo di vivere un film d’animazione molto bello (Lorax). In questa pellicola, era stata creata una città “perfetta”, una sorta di isola felice e appagata. O almeno nelle sembianze, dove tutto scorreva liscio. In questo posto “idilliaco”  non esistevano alberi veri ma “surrogati” con batterie che offrivano luce e divertimento, ma non la cosa principale: ossia l’ossigeno. L’aria dovevano comprarla tramite il magnate e il “boss” della città.

Inventate piante luminose per ridurre le emissioni

In questo caso, però, dietro la modifica genetica delle piante ci sarebbe un’ importante finalità. Ridurre le emissioni di C02 a favore dell’ambiente e della nostre tasche.  Al momento i ricercatori del MIT hanno dato vita a piante che brillano nell’oscurità. Nelle “Plant Nanobionics”, gli ingegneri hanno incorporato nanoparticelle nelle foglie, permettendo alle piante di emanare un bagliore fioco per tre ore e mezza.

Inventate piante luminose per ridurre le emissioni

L’idea è quella di realizzare una pianta che funzioni come una lampada da scrivania – una lampada che non devi collegare. La luce è in definitiva alimentata dal metabolismo energetico della pianta stessa”, ha dichiarato Michael Strano, professore di ingegneria chimica presso il MIT e autore di uno studio recentemente pubblicato su impianto nanobionico.

Le piante possono auto-ripararsi, hanno la loro energia e sono già adattate all’ambiente esterno”, ha spiegato Strano . “Pensiamo che questa sia un’idea per cui i tempi sono maturi. È un problema perfetto per i nanobionici delle piante”.

Inventate piante luminose per ridurre le emissioni

Partendo dalla luciferasi che trasforma la molecola in luce, gli scienziati hanno supportato questo processo. Nei primi test le piante emettevano una luce che durava quarantacinque minuti ora si è giunto a tre ore e mezza e si prevede in futuro un estensione maggiore sia della durata che della  potenza.

Fonte ( notiziedelmondo.info)

Il bicchiere Hi-Tech che trasforma il bere in un viaggio

Il bicchiere Hi-Tech che trasforma il bere in un viaggio sensoriale

Il bicchiere Hi-tech che trasforma il bere in un viaggio sensoriale, un nuovo progetto che potrebbe trasformare il mondo dei cocktail. Il ” Vocktail” (Virtual Cocktail, cocktail virtuali) permetterebbe di trasformare acqua e, in generale, qualsiasi liquido in un’esperienza sensoriale unica e sempre differente. In che modo? Grazie la stimolazione sensoriale. Questo innovativo bicchiere è realizzato in modo tale da “ingannare” vista, olfatto e gusto, facendovi credere di bere qualcosa di completamente diverso da quello che, in realtà, è contenuto in esso.

Il bicchiere Hi-Tech che trasforma il bere in un viaggio sensoriale

Il Vocktail è dotato di led che cambiano il colore della bevanda, elettrodi che stimolano la lingua e le papille gustative in modo tale da far  apparire il liquido salato, dolce, aspro, e tre piccole pompe che distribuiscono aromi per l’olfatto. Il bicchiere Vocktail è stato sviluppato da Nimesha Ranasinghe, ricercatore presso la National University di Singapore, ed è stato recentemente presentato alla Conferenza multimediale di Association for Computing Machinery, a Mountain View, in California.

Il bicchiere Hi-tech che trasforma il bere in un viaggio sensoriale

Immaginate che la prossima volta che ordinate un cocktail possiate personalizzare il suo sapore usando un’applicazuione, o provare sapori completamente nuovi: ad esempio, ordinate un mojito, ma lo volete provare con un pizzico di cioccolato o fragola”, ha detto Ranasinghe. “Anche se lo chiamiamo Cocktail Virtuale, non è solo un cocktail virtuale, si tratta principalmente di accrescere l’esperienza del bere un cocktail. Finora, dalle nostre dimostrazioni, la gente lo ha apprezzato principalmente per la presenza di sensazioni olfattive. Inoltre, sembra che avere la sensazione dell’odore combini i diversi canali sensoriali – odore, sapore, colore e altri fattori – per creare un’esperienza di sapore fluida. L’aggiunta di odori aiuta i consumatori ad esplorare i sapori e a creare sperimentalmente nuovi cocktail”.

Fonte(notiziedelmondo.info)

 

Bio-plastica dai rifiuti organici, un altro passo verso il futuro.

Bio-plastica dai rifiuti organici, un altro passo verso il futuro.

Bio-plastica dai rifiuti organici, una bella scoperta di due gemelli californiani. Un passo verso il futuro che potrebbe trovare diversi sviluppi. Il PHA sarebbe prodotto dagli scarti di rifiuti alimentari, da carta e cartone e potrebbe essere utilizzato nella produzione dei contenitori per alimenti e non solo.

La sua formulazione potrebbe, di fatti, trovare infinite possibilità d’utilizzo, e porre una soluzione per l’inquinamento da plastica che affligge mari e ambiente.

La natura di questa bio-plastica, realizzerebbe, se dovesse finire in mare, un nuovo nutrimento per i pesci e non sarebbe una minaccia.

Bio-plastica dai rifiuti organici, un altro passo verso il futuro.

La trasformazione dei rifiuti in bio-plastica sarebbe da attribuire a dei batteri. Da qui un ulteriore lavorazione in resina fino al suo utilizzo. I due fratelli californiani hanno avviato una società Full Cycle Bioplastics per la produzione della bio-plastica dai rifiuti organici.

La PHA commercialmente disponibile è attualmente ottenuta da mangimi a base di colture, come lo zucchero alimentare o l’olio di semi. Il processo non è basato su OGM e fin dall’inizio rispetta l’ambiente, utilizzando come materia prima i rifiuti alimentari. Può anche utilizzare i prodotti PHA stessi a fine vita come materiale di base per la produzione di PHA vergine, un vero sistema a circuito chiuso” spiegano i fratelli Anderson.

Non è senza dubbio la prima scoperta di materiali biodegradabili, ma la sua derivazione dai rifiuti organici, pone questa scoperta su di un piedistallo, perché potrebbe essere una risposta concreta, al riciclo creativo e intelligente, di materiale di scarto.

Bio-plastica dai rifiuti organici, un altro passo verso il futuro.

Sarebbe un buon punto di partenza e un’ ottima base su cui lavorare per un futuro migliore dell’ambiente in particolare ma dell’uomo nel suo complesso.

Fonte (www.greenme.it)

Bicchieri per bibite e involucri per alimenti commestibili

Bicchieri per bibite e involucri per alimenti commestibili.

Bicchieri per bibite e involucri per alimenti commestibili.  Inutile dire che la plastica sia adoperata in ogni campo e fa parte della nostra quotidianità. Ma come ogni  sempre, c’è un risvolto negativo perché  l’utilizzo di plastica in diversi settori ha portato ad alti livelli d’inquinamento.

Inquinamento non solo terrestre ma anche acquatico. Ora che il problema sta diventando serio si stanno assumendo politiche atte a migliorare la situazione e la vivibilità.

E dopo la propaganda dei sacchetti biodegradabili, potrebbe arrivare sul mercato un’innovazione che ridurre drasticamente l’avvelenamento da plastica.

Bicchieri per bibite e involucri per alimenti commestibili.

Una star up indonesiana avrebbe realizzato una bio-plastica commestibile che darebbe vita a bicchieri per bibite e involucri per alimenti commestibili. Questa particolare fibra sarebbe realizzata dalla lavorazione delle alghe. Completamente inodoro e insapore può  prendere diverse forme e formati e vi si può apporre loghi e stampi con inchiostri alimentari.

Lo slogan della Evowareazienda indonesiana è questo “Non sapete dove buttare l’involucro del panino e il bicchiere della bibita con cui avete appena pranzato? Mangiateli.”

Questa bio-plastica alimentare  ha ottenuto la certificazione HACCP che garantisce la sicurezza alimentare, e se utilizzata in larga scala potrebbe davvero ridurre la plastica che ogni anno finisce nell’ambiente e nei mari.

Bicchieri per bibite e involucri per alimenti commestibili.

Non solo. Questo particolare progetto di bio-plastica aumenterebbe la coltivazione di alghe che avrebbe un forte impatto sociale. Specie nei paesi come l’India. Qui la coltivazione d’alghe è già in parte sviluppata e rappresenta una fonte di sostentamento per gran parte dei paesi poveri indonesani.

Le coltivazioni di alghe per il packaging edibile, inoltre, contribuiscono a ridurre i gas serra perché attraverso la fotosintesi sequestrano la CO2 presente in atmosfera.

Una bella innovazione che dovrebbe prendere piede e poi sarebbe davvero  carina l’idea di mangiare tutto, non pensate?

Fonte (ww.focus.it)

 

LG lancia lo smartphone che scaccia le zanzare.

 LG lancia lo smartphone che scaccia le zanzare.

LG lancia lo smartphone che scaccia le zanzare. Le zanzare, si sa sono tremendamente fastidiose. D’estate sono il nostro incubo ricorrente… e la nostra croce quotidiana.  I rimedi  contro queste fameliche bestiacce sono infiniti e sfociano in tante soluzioni, chimiche e non. Fortunatamente l’estate finisce e le nostre acerrime nemiche diminuiscono. Per questo siamo sollevati e agguerriti per i mesi a venire. Non tutti i paesi, però, hanno gli stessi cambi stagionali. Ci sono zone dove il caldo non cede a mutamenti. Qui, inutile dire che spopolano sovrane le zanzare. Come ovviare al problema? Beh LG ci propone una soluzione che potrebbe aprire le porte a nuove strade e tecnologie.

LG lancia lo smartphone che scaccia le zanzare con un sistema innovativo e privo di conseguenze per l’uomo. LG ha integrato il telefono cellulare con la “ultrasonic mosquito away technology”, il cui scopo  è  quello di scacciare le antipatiche quanto in alcuni casi pericolose zanzare. Sì perché in India, le zanzare sono tanto aggressive quanto portatrici di malattie pericolose come la Malaria.

LG propone per questo smartphone una doppia cover in confezione di vendita, una delle quali è caratterizzata da uno spessore maggiore per la  presenza del sistema anti-zanzara. Quest’ultimo basa la sua tecnologia sulla produzione di onde ultrasoniche con un range di frequenza superiore ai 30 kHz, innocue per l’uomo, che dovrebbero invece disturbare e quindi allontanare zanzare di ogni tipo.

LG lancia lo smartphone che scaccia le zanzare.

I test hanno dimostrato l’efficacia di questa tecnologia al 70%. Un’ integrazione che potrebbe essere utilizzata anche in altri paesi, con piacevoli sviluppi. LG K 7i è stato creato appositamente per l’India e ha un prezzo abbordabile e tecnologie limitate, ma il modello potrebbe essere il capostipite di un nuovo modo di fare smartphone: quello che ha al suo interno anche scopi sociali e ambientali. Che cosa ne dite, lo comprereste?

Fonte e foto da (www.phonetoday.it)

Inventate batterie biologiche che si attivano con la saliva. Il futuro si avvicina

Inventate batterie biologiche che si attivano con la saliva.

Inventate le batterie biologiche che si attivano con la saliva. Il progresso e la tecnologia ci fanno fare passi da giganti. Ricercatori si spingono oltre ogni limite per trovare soluzioni alla vivibilità futura.   Alcune invenzioni sembrano così sorprendenti e curiose da rasentare la fantascienza. Avete visto il film “Tomorrowland”? In un’ Esposizione mondiale del 1964, Frank Walker, aveva portato in visione, per vincere 50 dollari, un prototipo di jet pack non funzionante. (Non completamente funzionante). Quando l’esaminatore gli ha chiesto quale progresso avrebbe dato al mondo la sua invenzione, lui candidamente ha risposto che se qualcuno avesse visto un uomo volare sulla sua testa, avrebbe pensato che tutto era possibile. La stessa idea mi passa con la mente quando leggo notizie del genere.

Inventate le batterie biologiche che si attivano con la saliva, vediamo come. Innanzitutto biologiche perché al loro interno contengono batteri liofilizzati. Sì, avete letto bene, liofilizzati.  Le batterie di cui parliamo sono state realizzate da un team di ricerca guidato da Seokheun Choi (già noto per aver ideato le prime batterie di carta) presso la Binghamton University di New York. La particolarità è che questi dispositivi sono alimentati da batteri capaci di generare energia utilizzando appunto delle gocce di saliva.

Attivate, producono piccole quantità di energia. La forza di queste batterie sta nella facile reperibilità di materiali e una lunga conservazione.

Così ha spiegato il professor Choi l’importanza della sua scoperta:“La generazione di piccole quantità di energia su richiesta è utile soprattutto per le applicazioni diagnostiche nei Paesi in via di sviluppo. Tipicamente queste applicazioni richiedono solo poche decine di microwatt per pochi minuti, mentre le tradizionali batterie presenti in commercio sono troppo costose e sofisticate, senza contare poi il problema dell’inquinamento”. 

Una scoperta che può trovare grandi ramificazioni future. Che cosa ne pensate, non siamo un pochino nel futuro?

Fonte( green.me.it)

 

Ricercatore italiano ha creato uno yogurt con ingredienti naturali che migliora la vita intima di donne e uomini

Ricercatore italiano ha creato uno yogurt con ingredienti naturali che aiuta la vita intima di donne e uomini.

Da quando è arrivata in commercio la tanto famosa “pillola blu”, la vita intima di uomini e donne sembra decisamente migliorata. Sì, perché con il suo aiuto, si può vivere una relazione intima con maggiori sicurezze e minori preoccupazioni. Come ogni medicinale che si rispetti, il suo utilizzo, comporta controindicazioni e limiti legati a diverse patologie e “abusi d’uso” .

Se vi dicessi che presto il viagra sarà sostituito da un  prodotto simile ma del tutto naturale, ci credereste? Ebbene la formula di questo yogurt che migliora la vita intima sarebbe da attribuirsi ad un ricercatore italiano. Guglielmo Buonamici, dopo un viaggio in Amazzonia ha brevettato uno speciale yogurt che avrebbe al suo interno principi attivi esotici. Esso incrementerebbe la vita intima dei suoi connazionali e non solo. Questo ricercatore agronomo che collabora con il Cnr di Pisa e il San Raffaele di Milano non sarebbe nuovo a queste sperimentazioni. Avrebbe di fatti creato un pane che abbassa il colesterolo che sarà presto in commercio.

Ricercatore italiano ha creato uno yogurt con ingredienti naturali che aiuta la vita intima di donne e uomini.

Come ha raccontato il ricercatore in un’intervista a “La Nazione”,  durante un viaggio in Amazzonia  ha trovato i giusti ingredienti per addizionare il suo yogurt. Guglielmo Buonamici spiega così: “Grazie a un simpatico caso. Per tre mesi, esplorando la foresta amazzonica, una vera miniera per i fitocomplessi che utilizzo nei miei cibi funzionali, mentre ero in ricognizione con altri ricercatori, mi si avvicinò un indio kaboco. Parlava un portoghese strano, che non capivo bene. Prese quindi a fare strani gesti con le mani. Con la guida, che faceva da interprete, lo seguii e mi portò a quello che loro chiamano l’Albero della potenza. Raccolsi foglie e radici, le portai in laboratorio, all’Università di Salvador, dove furono fatti esperimenti sui topi anziani. Ebbero un incredibile risveglio della libido mostrandosi sessualmente iperattivi”.

Lo yogurt prodotto da estratti di piante tropicali, si chiamerà “Terza Via” e  sarà prodotto in due versioni, per uomini e per donne. In Italia ha già ottenuto i brevetti ora si attendono quelli delle Ue.

Fonte (grenme.it)

 

Mokase: la cover, made in Naples, che fa il caffè.

Mokase: la cover, made in Naples, che fa il caffè.

Mokase è la prima cover al mondo, nata dalla genialità tutta italiana. Progettata per portare la bevanda nazionale preferita sempre con noi. Ebbene sì avete letto bene. Una cover con una specifica precisa e particolare: fare il caffè.

Ideata da due giovani imprenditori campani Luigi Carfora e Clemente Biondo sarà presto messa sul mercato.  Mokase consente al suo possessore di proteggere il proprio dispositivo mobile e di bere un caffè in piena mobilità.

Azionando l’app ad esso collegata la vostra cover in 5/8 secondi scalderà il caffè. Dandovi la possibilità grazie al bicchierino collegato di bere, un mini caffè da 25 ml. Il suo design è estremamente elegante e raffinato. Non viene però trascurata, la sicurezza del tuo smartphone, infatti è stato studiato un perfetto sistema di isolamento tra il telefono e la parte destinata alla funzione di erogazione della bevanda. I vostri amici e parenti non crederanno ai loro occhi.
Mokase nasce da una società completamente made in Naples che produce gadget innovativi e creativi per strumenti informatici e device mobili.

Il caffè per la cover Mokase è contenuto all’interno di una cialda usa e getta, si chiama Mokaromi. Ideata con materiali che possono conservare la bevanda per tre mesi. Con un apposito sistema di rottura a membrana, si incastra perfettamente al tubicino di fuoriuscita del liquido.
Da azienda napoletana non poteva mancare l’attenzione alla miscela di caffè utilizzata.
 Per il lancio sul mercato  sono stati scelti tre tipi di aroma che risultano i più apprezzati dai palati dei consumatori. Inoltre ci sarà la possibilità di scegliere caffè con o senza zucchero.  Sono in previsione nuovi gusti e disponibilità. Mokase sarà accessibile da settembre ma sul sito potrete già prenotare la vostra cover versando un anticipo del 50%. Si potrà acquistarla al prezzo di 49,90€.

Fonte (www.mokase.it)

 

 

Il tessuto che si auto-rigenera come la coda delle lucertole

Il tessuto che si auto-rigenera come la coda delle lucertole.

Inventato un tessuto che si auto-rigenera come la pelle di serpente o la coda delle lucertole.  Un’invenzione che va di sicuro contro le regole della moda, dei nostri giorni.  Basta guardarsi intorno, per scoprire intere fasce di ragazzi, (giovani e meno giovani), alla presa con capi strappati. Graffi, tagli,vere e proprie asportazioni di tessuto…  tutto, pur di stare al passo coi tempi. Per essere fashion e alla moda. Ed ora, ecco che potrebbe giungere un tessuto del futuro. Un tessuto molto particolare che potrebbe farci dire addio ad ago e filo: il tessuto che si auto-rigenera.

Questa la proposta, di alcuni ricercatori dell’Università di Friburgo, che hanno progettato un nuovo materiale idrorepellente che se graffiato o danneggiato è in grado di auto-ripararsi. Per questa innovazione, il team di ricercatori, guidati dal professor Jürgen Rühe, si è concentrato sulla pelle di serpente e di lucertola, rettili che mutano la propria pelle, rigenerandola autonomamente.

Scrive il Daily Mail:”i ricercatori hanno realizzato tre strati di tessuto servendosi di una pellicola che resiste ai liquidi, un polimero solubile nell’acqua e uno strato sottile di silicone idrorepellente. Per dimostrare l’invenzione, i ricercatori hanno graffiato il rivestimento e l’hanno immerso in acqua. Lo strato superiore si è sbucciato come fosse pelle morta ed è scivolato via, mostrando una superficie liscia.”

Se la ricerca dovrebbe proseguire e dare frutti, si potrebbe pensare di rigenerare i capi d’abbigliamento con un semplice lavaggio: una vera rivoluzione…non trovate? Un sistema davvero ingegnoso. Un nuovo modo di porsi in simbiosi con la natura. Con un’attenzione particolare all’ ecologia  e  all’economia.

Che cosa ne pensate? Non sarebbe affatto male, niente più calze sfibrate, capi sbucciati e intimo in bella vista..

Qui il video che ne parla 

Fonte (mille e una donna.it)

 

Curiosità e origine del collutorio. Lo sapevate che una marca aveva, alla nascita, altri scopi?

Curiosità e origine del collutorio e…

Il collutorio è un prodotto utilizzato per l’igiene orale.

È un antisettico e anti-placca che si sostiene aiuti a prevenire carie, gengiviti e alito cattivo. I collutori utilizzano il fluoro per la protezione contro la carie. È tuttavia generalmente accettato che l’uso di questo prodotto non elimini la necessità dell’utilizzo dello spazzolino e del filo interdentale.

Il primo riferimento noto all’uso di un collutorio è nell’ayurveda e nella medicina cinese, per il trattamento della gengivite. Più tardi nel periodo greco e romano un liquido per il risciacquo della bocca dopo la spazzolatura divenne comune tra le classi alte.  Ippocrate consigliava una miscela di sale, allume e aceto.

Il Talmud ebraico, risalente a circa 1.800 anni fa, suggerisce una cura per disturbi della bocca contenente “impasto di acqua” e olio d’oliva.

Anton van Leeuwenhoek, un famoso microscopista del XVII secolo, scoprì  presenti in depositi sui denti (la placca dentale). Sperimentò su dei campioni che con l’aggiunta di aceto o di brandy avveniva l’immobilizzazione o l’eliminazione degli organismi sospesi in acqua. Dopo la sperimentazione concluse che il collutorio non riusciva ad eliminarli.

Tale rimase la situazione fino alla fine del 1960, quando Harald Loe, dimostrò che un composto a base di clorexidina poteva impedire l’accumulo della placca dentale.

Da allora l’interesse commerciale dei collutori risultò intenso. Diverse case di prodotti sostengono l’efficacia del collutorio nel ridurre l’accumulo della placca batterica e nel ridurre la probabilità di gengivite, oltre che nel combattere l’alitosi.

Pochi conoscono l’origine e lo scopo principale che ha avuto uno dei collutori più famosi degli ultimi tempi: Listerine.

Il collutorio Listerine è stato inventato 133 anni fa. Il suo primo utilizzo fu quello di antisettico chirurgico a cui seguirono quella di cura per la gonorrea e/o  per i piedi sudati. Nei primi anni del ‘900 è stato invece commercializzato come additivo rinfrescante per sigarette. Come cura per il comune raffreddore e, per far mancare nulla  come trattamento anti-forfora. È stato solo nel 1920 che la formulazione ha finalmente trovato la sua strada più redditizia come una cura per l’alito cattivo.
Fonte ( wikipedia)