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curiosità alimentari

La birra spalmabile: una curiosità alimentare italiana

La birra spalmabile: una curiosità alimentare da portare in tavola per stupire.

Le curiosità alimentari sono innumerevoli. Che siano prodotte per un fabbisogno salutare, per dettare una nuova moda,  o semplicemente per oltrepassare qualche limite gustativo, poco importa.

Fanno sempre scalpore, destano curiosità e certo non mancano critiche positive o meno.

In genere i creatori di queste pazzie sono spesso americani o giapponesi ma questa curiosità alimentare è tutta made in italy.

Nonostante possa sembrare strano spalmare la birra, invece che berla, l’idea sembra piacere.

La “Birra Spalmabile”  viene commercializzata al prezzo di 10 euro e quaranta centesimi  il vasetto di 280 g.

La birra spalmabile è un’idea della Cioccolateria Napoleone di Rieti, in collaborazione con il birrificio Alta Quota di Cittareale.  I produttori lo descrivono così “È un prodotto dall’aroma intenso e dal gusto corposo. Accompagna egregiamente antipasti e formaggi, ottima sui crostini, originale idea per guarnire e farcire dolci di pasta frolla e soffici torte”.

Esistono due versioni della birra spalmabile. La versione bionda,  prodotta con birra artigianale bionda. Essa si presenta come una crema dal gusto morbido e floreale. Si sposa alla perfezione con piatti semplici di pesce e crostacei, insalate miste e dessert alla frutta. E’ ottima sui crostini e formaggi delicati, per aperitivi ed antipasti.

La versione scura, prodotta con l’utilizzo di birra artigianale scura.  Essa ha un gusto intenso di frutta matura e note tostate. Si accompagna bene con salumi, selvaggine, carni rosse e brasati, formaggi stagionati e saporiti, dolci al cioccolato, caldarroste.

Non so se l’idea possa piacere. Se vi attiri il fatto di portare in tavola qualcosa di particolare e diverso. Questo è di sicuro un ottimo suggerimento. Adatto a stupire la famiglia e gli ospiti.

Che cosa ne pensate?

Se volete provarla e acquistarla QUI 

(Fonte notizie del mondo. info e cioccolato napoleone.it)

Hamburger neri che spopolano in…

burger neriInutile che vi dica che nel campo alimentare le stranezze si sprechino…

In questo stesso blog ho già raccolto diverse esperienze in merito ma questa di oggi è un” concentrato di nero“.

Chissà perché da qualche tempo a questa parte, i cibi neri facciano impazzire …

C’è proprio una vera e propria tendenza … se non una consolidata mania.

Il formaggio nero… i pomodori neri

Ed ora direte voi…

Cosa si saranno inventati?

Beh l’hamburger nero.

Si avete letto bene.

Formato da pane nero ottenuto con carboni di bambù e una particolare salsa all’aglio nera a cui è stato aggiunto nero di seppia.

L’artefice di questi Hamburger dai nomi insoliti Kuro Diamond e dei Kuro Pearl è la famosa catena Burger King.

Al momento questi hamburger neri spopolano in Giappone ma chissà che non arrivino anche qui.

Che ne dite?

Li assaggereste?

fonte ( www.today.it)

 

Curiosità in cucina: uno chef che sperimenta con …

uova alla caccaOrmai siamo abituati a certe stranezze, alla novelle cuicine e stiamo imparando a venire incontro alle altre culture, omologandoci con discrezione.

Per osmosi stiamo cominciando a implementare i piatti e ad arricchirli con maggiore gusto e con spezie anche di lontana origine.

In fondo rinnovare serve per cambiare routine per far spazio all’innovazione e a nuove possibilità.

Molti piatti lontani dalla nostra cultura stanno integrando i nostri pasti e anche insetti e animali che non mangeremo mai non ci danno poi così  ribrezzo come un tempo.

Eppure siete davvero convinti di averle viste tutte?

Credo proprio di no!

Un chef creativo avrebbe dato vita ad un piatto unico nel suo genere: uova di quaglia in cacca di pecora.

Servito a tavola in un elegante pagliericcio.

Un piatto a detta del suo creatore di haute cuisine che ripercorre e prova nuove metodologie e tecniche di cottura portando nel suo ristorante svedese molto in voga note di innovazione e cambiamento.

Che ne pensate di questa cucina?

Sareste disposti a spingervi a tanto in nome dell’innovazione?

Io con tutta sincerità no.