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La fermata della metro in casa

la-fermata-della-metro-in-casaIn Cina, un palazzo di cinquecento persone ha la fermata della metro in casa.

 

Quando leggo notizie curiose riferite alla tecnologia mi si affacciano alla memoria spezzoni del film d’animazione “Wall-e”.

Un cartone estremamente educativo, che ci mette in guardia sui lati negativi del “benessere”.

C’è una sorta di legge di contrappasso nel nostro modo di porci e di comportarci.

Perché, se è vero, che siamo sempre più aiutati nella quotidianità a svolgere compiti grazie a macchine e attrezzature moderne, questo comporta una vita più sedentaria sotto molti punti di vista.

In “Wall-e” gli uomini abituati ad essere serviti e riveriti erano diventati dei veri e propri “mollaccioni”  e non riuscivano a stare in piedi.

Speriamo, ovviamente che questo non sia il nostro futuro ma la notizia di oggi cade a fagiolo.

Cosa c’è di più comodo che avere la fermata della metro in casa?

State pensando che non sia  una cosa fattibile?

Mi dispiace dirvi che è stata già realizzata.

In Cina a Chongqing, megalopoli nella parte centro-meridionale del Paese. Questa località è nota ai turisti, come punto di partenza delle crociere verso la diga delle Tre Gole. Qui esiste una linea metropolitana assolutamente unica.

La linea 2 della metropolitana attraversa un grosso condominio abitato da circa cinquecento persone.

Ogni due minuti la metro si ferma tra le mura di casa.

Per non demolire il quartiere gli ingegneri e gli urbanisti hanno dato vita a questa curiosa soluzione.

Hanno costruito le rotaie all’interno del palazzo, permettendo al treno di transitare tra una casa e l’altra.

I residenti hanno protestato? Assolutamente no.
Il valore  delle case è aumentato grazie a questa possibilità di avere la fermata della metro a casa.

Pare che le fermate arrechino un fastidio simile a quello di una lavatrice in movimento.

Cosa ne pensate, sareste propensi all’idea?

Fonte (io vivo a roma. org.)

 

Le ceneri dei defunti trasformate in diamanti

Odiamante-cremazioneltre la cremazione, con la trasformazione delle ceneri  in diamanti.

Arriva anche  in Italia il modo di tenere i cari sempre con se.

Quando si perde una persona cara, si farebbe qualsiasi cosa per tenerla ancora con se.

Ci si circonda di oggetti che gli appartenevano, di foto e immagini.

Come se quelle suppellettili potessero alleviare la mancanza.

Molte gioiellerie imprimono l’immagine del caro su medaglie e bracciali.

Ma una nota agenzia funebre italiana è andata oltre.

Vi chiederete come sia possibile? Continuate a leggere 😉

Ebbene l’agenzia in questione ha portato in Italia, la trasformazione delle ceneri. Dopo la cremazione, i nostri cari con questa tecnica diventano pietre preziose.

Gioielli unici quelli proposti dalle onoranze funebri Taffo.

Ogni diamante realizzato avrà un colore esclusivo dettato dalla composizione chimica delle ceneri. Irripetibile come lo stile di vita precedente.

Nella realizzazione del diamante c’è particolare cura ad evitare ogni possibile contaminazione.

Non solo non vengono usati additivi ma le ceneri  vengono trattate con la massima attenzione.

Questo servizio ha scatenato, idee e reazioni contrastanti.

E’ facile immaginare che vi siano persone che apprezzino l’idea e altre che aborrono tale procedura, criticando la mancanza di rispetto per le persone defunte e verso la morte in generale.

C’è da dire che l’agenzia funebre Taffo è abituata a critiche anche dure, dovute a diverse campagne pubblicitarie, come:

 “Se hai sonno fermati subito! Meglio riposare in auto che da noi”, “Fai allacciare la cintura anche ai passeggeri, non costringerci a fare gli straordinari”, “Non correre oltre i limiti, noi non abbiamo fretta di vederti”, ma anche quello per la promozione del pagamento rateale: “Per pagare e morire c’è sempre tempo”.

In queste campagne leggo molto ironia. La malizia è sempre negli occhi di chi guarda.

Per la trasformazione in diamante… non saprei.

Fonte (notizie dal mondo.info)

Le pale dei fichi d’india diventano gioielli

pale-gioielliiQuando la creatività si fa arte. Un’artista trasforma le pale dei fichi d’india in gioielli.

La creatività può essere la base di ogni forma d’arte. Anzi l’arte vive di creatività.

Ci sono per questo, stili diversi in ogni campo, e utilizzi tra i più disparati.

Eppure, oggi vi parlerò di una sua forma, che ricicla delle piante che d’acchito, sarebbero inutilizzabili.

Scopriremo come un’artista trasforma le pale dei fichi d’india in gioielli.

Graziana realizza gioielli unici e particolari, con materiale organico offerto dalla Natura.

In realtà la sua arte aveva già attinto a questa fonte: alle pale di fico d’india. 

Di fatti l’artista ci racconta”Mi occupo di pittura e utilizzavo la foglia secca della Pala di Fichi d’India per creare delle mascherine da applicare alle superfici e tirarne fuori delle tessiture per i miei lavori artistici”

Da qui l’idea di utilizzare questo materiale per qualcosa di più prezioso.

Per salvaguardare l’ambiente e riciclare con classe, l’artista siciliana ha pensato di utilizzare gli stessi pezzi colorati per realizzare dei bijoux da proporre al pubblico.

Gioielli davvero originali con un tocco di esotico e di poetico.

Ma scopriamo come si realizzano.

Si parte facendo essiccare la pala  di fichi d’India. Questa con il tempo perde il liquido essendo parte di  una pianta essenzialmente grassa. Rimane così la parte fibrosa di cui viene scelto il pezzo resistente e più legnoso.

Una volta scelta la parte migliore per la realizzazione del futuro bijoux

si ripulisce dal residuo di terra e dipinto. Poi si crea la forma e con piccoli accessori si realizzano collane, orecchini o bracciali.

Che cosa ne pensate?

L’idea di riciclare un prodotto che ha un identità così forte, ha del lodevole.

I gioielli realizzati con questa tecnica sono veramente belli.

Staremo a vedere se prenderanno piede ed entreranno a far parte della moda futura.

fonte (www.grenme.it)

 

La casa domotica: il futuro

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Cosa ci riserverà il futuro: la casa domotica. Completamente regolata e guidata dalla tecnologia per rendere la nostra vita più semplice o forse no?

Noi, uomini e donne moderne abbiamo sempre più impegni e sempre meno tempo. Vorremmo che  le giornate si allungassero, oltre ventiquattro ore. O forse vorremo solo imparare a gestire meglio la nostra quotidianità.

Perché se è vero che abbiamo fatto grandi passi, e che la tecnologia ci aiuti in molti campi, sembriamo sempre ad un passo dall’affogare.

Sì, perché nel mare di “cose da fare” annaspiamo a fatica.

Come avrebbero detto o direbbero i nostri nonni: “Si stava meglio, quando si stava peggio”.

Ora non facciamo di tutta l’erba un fascio ma molti di noi, oberati dal lavoro e dalla casa non riescono a trovare un giusto equilibrio.

Però una soluzione potrebbe arrivare nel prossimo futuro: la  casa domotica.

Per domotica si intende l’insieme di tecnologie per automatizzare la casa.

Vi piacerebbe che la casa al mattino partisse da sola? Che la lavatrice si auto- programmasse per fare il bucato nell’orario più opportuno? O oppure vi svegliasse una dolce musica, addirittura programmata in modo diverso per ogni stanza, e ancora vi ridestasse con l’odore del caffè già pronto?

Che ne direste, se la domotica in casa disponesse delle tapparelle in maniera automatica e sorvegliasse gli ingressi quando siete a lavoro?

Sarebbe un sogno, vero?

Ebbene presto potrebbe diventare realtà.

Ovviamente a fronte di una piccola/ grande spesa.

Per entrare nel futuro con la casa domotica la somma base potrebbe partire da 5.000 euro a salire.

Perché più automatismi e controlli avrete programmato, più saranno alti i costi per istallarli.

Insomma potremo avere una casa che ci cura quando siamo impegnati o assenti… purché non ne veniamo assorbiti.

La tecnologia può servire ma a tutto c’è un limite 😉

fonte ( www. amando.it)

 

 

La casa fatta di caccole in Svezia.

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In Svezia è stata realizzata la casa fatta di caccole. Un architetto ha interpretato a modo suo la bio-edilizia.

Ci sono cose al mondo che ci appaiono disgustose. Notizie che tacciamo come bufale tanto sono inimmaginabili.

Eppure quando pensiamo di aver toccato il fondo, ecco lì che spunta l’ennesima curiosità.

E a dirla tutta una curiosità davvero “vomitevole”.

No, tranquilli, stavolta non abbiamo a che fare con i giapponesi, che ci hanno abituato a mille stranezze.

Bensì la curiosità di “bio-edilizia”, arriva dalla Svezia.

Sì, qui un architetto quarantasettenne Andréas Sandström, ha progettato e realizzato una casa. Unica nel suo genere: la casa fatta caccole.

Avete letto bene di caccole, disgustose caccole di naso.

Se noi, umili mortali facciamo di tutti per eliminarle, buttarle via, altri ne fanno materiale da costruzione.

L’ architetto svedese per realizzare questo monolocale giura di averci messo più di 12 anni di lavoro e qualcosa come 800 chili di muco essiccato. (Non oso immaginare la procedura).

Pezzetto dopo pezzetto fatto di caccole del naso, ha costruito quello che potrebbe essere definito come un vero monolocale con tanto di arredamento, doccia e piano cottura.

L’uomo – raggiunto dai microfoni della tv svedese –  ha dichiarato: “Volevo fare qualcosa di unico, qui in Svezia molti ragazzi si annoiano. Sentivo il bisogno di dare l’esempio. Pensavo che sarebbe stato un modo originale per dimostrare come la natura ci ha messo a disposizione tanti elementi che ancora non siamo riusciti a sfruttare. Il muco ha tante funzioni, dalla medicina alla bioedilizia, questa casa ne è la dimostrazione.”
In quanto architetto, ci potrebbe essere qualche richiesta per questa nuova tipologia di casa. Basterà che i futuri proprietari siano disposti ad aspettare tutti gli anni necessari alla costruzione.
A vederla in foto la casa, non sembra neanche tanto male, anzi appare “caruccia”.
Ma voi saresti propensi ad abitare la casa fatta di caccole?

Un modo di proteggere le api: l’alveare hi-tech

un-modo-di-proteggere-le-apiElaborato da un gruppo di italiani un modo di proteggere le api: l’alveare hi-tech. Un sistema tutto ecologico per curare anche da lontano le api.

Negli ultimi tempi diverse ricerche hanno avvalorato la tesi che le api siano a rischio d’estinzione.

In America è stato creato l’Endangered Species Act per proteggere sette specie dell’ Hawaii che stanno scomparendo dalla ecosistema.

Secondo l’Environmental Protection Agency uno dei maggiori pericoli per le api è dato dall’insetticida imidacloprid, molto usato in agricoltura e considerato una minaccia per gli insetti “impollinatori”.

Per questi motivi si stanno valutando diverse soluzioni ecologiche per proteggere le api.

E se la tecnologia può fungere d’aiuto ben venga!

Un progetto realizzato da giovani italiani si propone proprio questo: proteggere le api e il loro habitat.

Niccolò Calandri, Riccardo Balzaretti ed Elia Nipoti  hanno ideato un nuovo modo di proteggere le api: l’alveare hi-tech.

Attraverso l’utilizzo di un dispositivo elettronico che avrà queste funzioni:

“Il dispositivo permetterà di interpretare i bisogni delle api,ascoltando suoni, odori, temperatura, umidità dell’alveare hi-tech, già ribattezzato Hive-Tech che sarà in grado di salvaguardare le api da un ambiente sempre più ostile”, spiega a greenMe.it  Niccolò Calandri.

 

 

Spiega ancora il giovane Niccolò:

“Le api sono fulcro e motore, sentinelle della biodiversità, nonché operose amiche dell’uomo grazie alla loro instancabile produzione. Avendo da sempre una passione viscerale per la natura che mi circonda, ritornando in Italia ho deciso di salvare le api!”

Insieme ad altri due ricercatori hanno dato vita ad un rimedio 4.0: un monitoraggio elettronico da applicare ad ogni alveare.

Questo dispositivo rileva tutte le informazioni utili per la vivibilità delle api. Chiunque può apprendere questi dati (apicultori, ricercatori) e agire di conseguenza.

Un modo di proteggere le api: l’alveare hi-tech, che  sarà auto- sostenibile perché utilizza l’energia solare e si auto alimenta.

Tutti potranno tutelare le arnie e salvaguardare le api aiutando ad istallare i nuovi sistemi 3 Bee.

I tre giovani hanno lanciato una campagna “Adotta un alveare hi-tech per sensibilizzare il problema e espandere la soluzione.

Una bellissima soluzione che ne dite?

Facciamo in modo che prenda piede 😉

Fonte (www.grenme.it)

 

 

 

 

 

Inventata la pillola che profuma le scoregge

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Inventata la pillola che profuma le scoregge. Con ingredienti naturali si migliora il fastidioso problema dell’aria nell’intestino, aromatizzando i peti.

Ogni giorno, si sperimentano soluzioni adattabili, a diverse tipologie di problemi.

E nella marea di problematica, sicuramente quelli riguardanti la salute, assumono un posto rilevante.

Tra quelli più comuni e più fastidi c’è di sicuro l’aerofagia.

Per chi soffre di questa complicanza è stata trovata una soluzione: una pillola che profuma le scoregge.

Trasformando le emissioni flautolenti, in profumo di rosa.

Uno speciale preparato che ingerito rende i peti profumati.

Ad inventarlo è stato un francese di 65 anni, Christian Poincheval, che ha pensato che le persone potessero gradire una gamma di pillole in grado di far sì che gli sconvenienti e puzzolenti gas intestinali, si trasformino invece in effusioni dolci e gradite.

L’idea gli è venuta una sera che era in compagnia degli amici.

A causa di un pasto molto abbondante, i commensali si erano lasciati andare ad una serie di peti poco piacevoli specie durante i pasti.

Queste pillole che profumano le scoregge sono realizzate al 100 % con ingredienti naturali come finocchio, violetta, rosa, alghe e mirtilli.

Sono state approvate dalle autorità sanitarie e vengono vendute già da qualche anno su internet sul sito pilulepet.com.

Esiste di questa curiosa pillola anche una versione “natalizia” al profumo di cioccolato.

Il costo delle pillole, è di 9,99 euro per una confezione da 60 pezzi. E gli affari vanno bene, come ha dichiarato Poincheval: “Ho tutti i tipi di clienti. Alcuni le comprano perché hanno problemi di flatulenza e altri per fare uno scherzo ai propri amici. Natale vede sempre un aumento delle vendite”.

Che dire, una soluzione che potrebbe portare innumerevoli benefici, migliorando la vivibilità e lo stare insieme.

Che cosa ne pensate, sareste propensi ad acquistarle, usarle o regalarle a Natale?

fonte ( www. gren me. it)

Le candele a forma di uovo di dinosauro

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Le candele a forma di uovo di dinosauro che si schiudono col consumarsi della fiammella. Una bella idea per ricreare, per poco, “un piccolo Jurassic Park casalingo.”

Inutile dire che il fim “Jurrassic Park” ha alimentato le fantasie di milioni di persone.  Pensare di poter ricreare in provetta degli esseri magnifici e spaventosi come i dinosauri, ha un nonsochè di magico e inquietante allo stesso tempo.

Eppure la saga, che se ne voglia dire, ha risvegliato la voglia di avventura e di conoscenza di un’era giurassica in cui regnano animali mastodontici.

Il fatto che ancora oggi, vi siano tanti fattori ancora da scoprire sul loro comportamento, sulla loro storia ma soprattutto sulla loro  estinzione, lascia ampio spazio all’immaginazione e alla teoria.

Un’azienda statunitense ha prodotto e commercializzato una particolare candela: “La candela a forma di uovo di dinosauro“.

Fin qui, nulla di nuovo, direte.

Eppure non è sola la forma a uovo di dinosauro a renderle uniche e curiose bensì il “cucciolo” di dinosauro che vediamo “nascere” al suo interno.

Perché una volta accesa la fiammella, questa consumerà la cera, facendo spuntare un “piccolo” di velociraptor.

Nel sito infatti viene specificato che “La vita non vince sempre, e i dinosauri sono estinti al 100%”.

Il segreto dietro a queste insolite candele è in realtà piuttosto semplice.

Il cucciolo di velociraptor al loro interno è in porcellana, e quindi non viene danneggiato dalla fiamma.

Unica pecca, è che una volta consumata la  cera, l’effetto non può essere replicato, se non con l’utilizzo di una nuova candela.

La candela a forma di uovo di dinosauro costa circa 35 euro.

Che dire, se siete amanti del Giurassico, e volete ricreare a casa vostra “un piccolo Jurassic Park” non avete che da comperarle.

Questa potrebbe essere una bella idea anche per qualche regalino di Natale.

Potreste sorprendere i vostri bambini catapultandoli nella storia.

Che ve ne pare?

A me l’idea non dispiace 😉 .

 

Natron, il lago che pietrifica gli animali

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Natron, il lago che pietrifica gli animali. Le sue acque contengono una particolare soluzione che trasforma gli animali in statue di pietra.

Pochi giorni fa’ vi ho raccontato di uno spettacolo della natura stupefacente, “lo skeleton flower” il fiore che diventa trasparente quando piove. Se vi siete persi l’articolo lo allego QUI.

Oggi vi parlerò di un lago, un lago particolare e spaventoso per le sue caratteristiche.

Situato in Tanzania del Nord, questo lago nasconde un terribile potere.

Nelle sue acque è contenuto il carbonato idrato di sodio, il natron che è stato utilizzato in passato proprio per le imbalsamazioni.

Questo composto rende le acque del lago simili all’ammoniaca, con un pH compreso tra 9 e 10,5, mentre la temperatura dell’acqua può raggiungere i 60° C.

Nessun animale può sopravvivere a questo ambiente. Così, non appena uccelli e pipistrelli toccano le acque del lago Natron, vengono intrappolati e pietrificati. Bloccandosi nelle loro ultime posizioni.

Nonostante la sua composizione, Natron, il lago che pietrifica gli animali, ospita molteplici colonie di microrganismi che colorano le sue acque di rosso.

L’unico animale che riesce a sfuggire alle sue mortali acque è il fenicottero che possiede una speciale protezione.

Il fotografo  Nick Brandt  nel suo libro Across the Ravaged Land ci regala gli scatti degli animali pietrificati. “Ho trovato inaspettatamente le creature – uccelli e pipistrelli – lungo la costa del lago. Nessuno sa per certo esattamente come muoiono, ma sembra che il riflesso della superficie del lago li confonda. Gli uccelli, allora, si schiantano contro lo specchio d’acqua e precipitano nel lago” ci spiega.

Uno spettacolo decisamente particolare, insolito e spaventoso. Il lago Natron, come una moderna Medusa, imbalsama lentamente le sue vittime e le imprigiona accanto alle sue rive nelle loro ultime posizioni.

Eravate a conoscenza di questo particolare lago?

fonte (www. green me. it)

Foto credit Nick Brandt