Il bruco che disgrega la plastica: il futuro dell’inquinamento

Il bruco che disgrega la plastica: il futuro dell’inquinamento.

La plastica è un materiale economico, col quale si producono utensili e attrezzi più disparati.

Questo comporta e ha comportato nel tempo una larga diffusione. Negli ultimi decenni, però, è sorto un allarme. La plastica per la sua larga scala di utilizzo e per la durabilità nel tempo sta causando diversi disagi all’ambiente. L’inquinamento da plastica, ovvero la dispersione di prodotti plastici nell’ambiente, causa tantissimi problemi alla flora e alla fauna. L‘inquinamento dato dalla plastica imperversa e riguarda mari, laghi, fiumi e prateria: praticamente ogni luogo. Da qualche anno si stanno attuando politiche che vietano l’utilizzo di sacchetti di plastica che non siano biodegradabili. Il problema è ancora molto diffuso, nonostante la differenziazione dei rifiuti.

Una ricercatrice italiana potrebbe aver trovato il capo di una possibile soluzione. Ha scoperto il bruco che disgrega la plastica. Una scoperta causale che potrebbe portare grandi speranze e diminuire notevolmente l’inquinamento.

Il bruco in questione la larva della galleria mellonella è conosciuta ai più come “la tarma della cera” infatti si nutre di cera degli alveari.

La biologa italiana, Federica Bertocchini,  che si occupa anche di apicoltura, mentre maneggiava degli alveari, si è accorta che erano pieni di questi bruchi. Nel ripulirli ha messo le larve all’interno di un sacchetto di plastica, ma nel giro di poche ora questi erano pieni di buchi e le larve libere. Da qui è iniziato quindi il suo studio, affiancata da Paolo Bombelli e Chris Lowe, biochimici dell’Università di Cambridge. Quello che la ricercatrice ha evidenziato durante il suo studio è che la demolizione non avviene solo attraverso la masticazione, ma anche attraverso un processo chimico. Lo scopo è quello di evidenziare l’enzima o il batterio capace di digerire la plastica presente nel sistema digerente del bruco e riprodurlo su larga scala con metodi biotecnologici.

Un futuro per l’inquinamento e per discariche ecologiche.

Fonte(www.greenme.it)