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riciclo creativo

Modi alternativi di usare il burrocacao

Come usare il burrocacao in modi alternativi.

Il burrocacao (anche detto burro di cacao o balsamo labbra) è un cosmetico.  Viene applicato sulle labbra  per proteggerle dal freddo, dal vento, dalla stomatite, e per lenire i sintomi dell’herpes labiale.

Esistono diversi tipi di balsamo per le labbra che differiscono per ingredienti. Per composizione, densità e durezza, ma anche per i contenitori dentro i quali sono distribuiti. Il termine “balsamo per labbra” è tecnicamente più corretto di burrocacao.

Infatti, prodotti a base di burro di cacao (da cui deriva il termine “burrocacao”) sono solo una parte della grande varietà di prodotti finalizzati allo scopo di proteggere le labbra.

Ne esistono tendenzialmente di tre tipi: erboristici (naturali, biologici), industriali e farmaceutici.

Ma sapete che il balsamo per le labbra può essere usato in molti modi curiosi?

Molti di questi usi alternativi, che vi elencherò, sono da utilizzare in caso di emergenza. Altri come precauzione o soluzioni.


Modi alternativi di usare il burrocacao

  • Dona sollievo dalle ferite e dalle punture di insetto
  • Aiuta a proteggere il viso dal sole
  • Copre i graffi sugli oggetti di cuoio
  • Utile per accendere un fuoco (Intinta un pò di carta con burrocacaco, essa prenderà fuoco molto velocemente)
  • Creare una candela inserendo nella cera uno stoppino.
  • Lubrificante per cerniere che non si vogliono aprire, o per togliere anelli incastrati.
  • Contenitore di dentifricio, creme eccettera
  • Per i capelli ricci quando il tempo è molto umido
  • Nascondiglio segreto per soldi o oggetti preziosi una volta svuotato il contenitore.
  • Prevenire le vesciche prodotte da scarpe.
  • Migliora il make-up aggiungendo il burrocacao al fondotinta o ad ombretti.
  • Sopracciglia perfette
  •  Correggere errori di make-up da piccole zone
  • Fa durare più a lungo il profumo, ponendolo prima, nella zona interessata.
  • Ammorbidire le cuticole prima di una manicure.

Che cosa ve ne pare? Interessante vero? 😉

Fonte (wikipedia)

Fonte(vivere più sani.it)

 

Abiti fatti con pelle di pesce, dal passato la moda del futuro

 Abiti fatti di pelle di pesce: ripescare dal passato per una moda ecologica e “riciclosa”

La moda propone, a volte, ripropone, capi che possono e dovrebbero entrate nelle nostre case.

Le case di moda sono sempre attente e pronte a sperimentare.

Per portare sulla passerella innovazioni e nuovi modi di stupire e vestire.

Passando dalla terra al mare con un progetto ecologico che recupera e ricicla materiale di scarto.

Sì perché il “pellame” marino utilizzato nei nuovi abiti e accessori sfrutta lo scarto del mangiato.

Abiti fatti di pelle di pesce non sono in realtà una novità perché appartengono a diverse culture, popoli poveri.

I membri dell’etnia Hezhe, che vive nello Heilongjiang, nel nord-est della Cina, un tempo utilizzavano abiti di pelle di pesce.  Vivendo di pesca e di caccia.

Da un lato pescavano e consumavano pesci, e dall’altro con la loro pelle realizzavano abiti e calzature, il che li ha resi famosi nel mondo come la “Tribù della pelle di pesce“.

Anche in Islanda  questa tecnica è molto diffusa e viene sopratutto utilizzata per realizzare capi che isolino il corpo dalle basse temperature, piuttosto utili quindi per i freddi inverni islandesi.

L’interesse verso questa risorsa oggi è in crescita, e Prada, Dior, Nike, ma anche Puma e Ferravamo, vorrebbero far passare il messaggio come una tecnica innovativa.

Sarebbero utilizzati e creati abiti e accessori  in pelle di spigola, salmone o tilapia, un esotico pesce di fiumi e laghi tailandesi.

Queste pelli sottoposte ad un particolare tipo di concia, viene trasformata in un materiale morbido, simile al nabuk e quindi ideale per realizzare portachiavi, portafogli  e borse.

La pelle di tilapia sarebbe ottima per i costumi da bagno, grazie alla sua impermeabilità e alla sua comodità.

Che cosa dire siete pronti a portare questa moda ittica nei vostri armadi?

(Fonte il giornale dei marinai. it)

(Fonte la gazzetta del mezzogiorno. it)

Le pale dei fichi d’india diventano gioielli

pale-gioielliiQuando la creatività si fa arte. Un’artista trasforma le pale dei fichi d’india in gioielli.

La creatività può essere la base di ogni forma d’arte. Anzi l’arte vive di creatività.

Ci sono per questo, stili diversi in ogni campo, e utilizzi tra i più disparati.

Eppure, oggi vi parlerò di una sua forma, che ricicla delle piante che d’acchito, sarebbero inutilizzabili.

Scopriremo come un’artista trasforma le pale dei fichi d’india in gioielli.

Graziana realizza gioielli unici e particolari, con materiale organico offerto dalla Natura.

In realtà la sua arte aveva già attinto a questa fonte: alle pale di fico d’india. 

Di fatti l’artista ci racconta”Mi occupo di pittura e utilizzavo la foglia secca della Pala di Fichi d’India per creare delle mascherine da applicare alle superfici e tirarne fuori delle tessiture per i miei lavori artistici”

Da qui l’idea di utilizzare questo materiale per qualcosa di più prezioso.

Per salvaguardare l’ambiente e riciclare con classe, l’artista siciliana ha pensato di utilizzare gli stessi pezzi colorati per realizzare dei bijoux da proporre al pubblico.

Gioielli davvero originali con un tocco di esotico e di poetico.

Ma scopriamo come si realizzano.

Si parte facendo essiccare la pala  di fichi d’India. Questa con il tempo perde il liquido essendo parte di  una pianta essenzialmente grassa. Rimane così la parte fibrosa di cui viene scelto il pezzo resistente e più legnoso.

Una volta scelta la parte migliore per la realizzazione del futuro bijoux

si ripulisce dal residuo di terra e dipinto. Poi si crea la forma e con piccoli accessori si realizzano collane, orecchini o bracciali.

Che cosa ne pensate?

L’idea di riciclare un prodotto che ha un identità così forte, ha del lodevole.

I gioielli realizzati con questa tecnica sono veramente belli.

Staremo a vedere se prenderanno piede ed entreranno a far parte della moda futura.

fonte (www.grenme.it)

 

La casa fatta di caccole in Svezia.

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In Svezia è stata realizzata la casa fatta di caccole. Un architetto ha interpretato a modo suo la bio-edilizia.

Ci sono cose al mondo che ci appaiono disgustose. Notizie che tacciamo come bufale tanto sono inimmaginabili.

Eppure quando pensiamo di aver toccato il fondo, ecco lì che spunta l’ennesima curiosità.

E a dirla tutta una curiosità davvero “vomitevole”.

No, tranquilli, stavolta non abbiamo a che fare con i giapponesi, che ci hanno abituato a mille stranezze.

Bensì la curiosità di “bio-edilizia”, arriva dalla Svezia.

Sì, qui un architetto quarantasettenne Andréas Sandström, ha progettato e realizzato una casa. Unica nel suo genere: la casa fatta caccole.

Avete letto bene di caccole, disgustose caccole di naso.

Se noi, umili mortali facciamo di tutti per eliminarle, buttarle via, altri ne fanno materiale da costruzione.

L’ architetto svedese per realizzare questo monolocale giura di averci messo più di 12 anni di lavoro e qualcosa come 800 chili di muco essiccato. (Non oso immaginare la procedura).

Pezzetto dopo pezzetto fatto di caccole del naso, ha costruito quello che potrebbe essere definito come un vero monolocale con tanto di arredamento, doccia e piano cottura.

L’uomo – raggiunto dai microfoni della tv svedese –  ha dichiarato: “Volevo fare qualcosa di unico, qui in Svezia molti ragazzi si annoiano. Sentivo il bisogno di dare l’esempio. Pensavo che sarebbe stato un modo originale per dimostrare come la natura ci ha messo a disposizione tanti elementi che ancora non siamo riusciti a sfruttare. Il muco ha tante funzioni, dalla medicina alla bioedilizia, questa casa ne è la dimostrazione.”
In quanto architetto, ci potrebbe essere qualche richiesta per questa nuova tipologia di casa. Basterà che i futuri proprietari siano disposti ad aspettare tutti gli anni necessari alla costruzione.
A vederla in foto la casa, non sembra neanche tanto male, anzi appare “caruccia”.
Ma voi saresti propensi ad abitare la casa fatta di caccole?

Quindici modi alternativi di usare il dentifricio.

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Quindici modi alternativi di usare il dentifricio. Come detergere e curare la casa con un amico sottovalutato.

La salute dentale è una cosa importantissima che ormai rientra nella nostra routine di bellezza.

Il dentifricio fa parte della categoria dei cosmetici usati per la pulizia della bocca e del cavo orale.

Lo scopo dei dentifrici è quello di mantenere il più a lungo possibile la bocca e i denti igienizzati e freschi.

Eliminando i possibili residui alimentari accumulati duranti i pasti, prevenendo l’insorgere di carie, alitosi e gengiviti.

Eppure ci sono ben quindici modi alternativi di usare il dentifricio.

Li scopriamo 😉 ?

  1. Evitare che i vetri si appannino. Prima di fare la doccia o il bagno, basterà detergere i vetri con il dentifricio, risciacquare e non preoccuparsi, i vetri  non resteranno offuscati.
  2. Per far brillare i lavabo di bagno e cucina. (le soluzioni del dentifricio li faranno brillare)
  3. Eliminare le tracce di rossetto. Basterà pre-trattare la macchia e sciacquare con abbondante acqua.
  4. Pulire le scarpe.Il dentifricio pulisce sia la parte bianca delle scarpe da ginnastica che il cuoio.
  5. Minimizzare i brufoli facendo seccare il sebo in eccesso.
  6. Dare sollievo alle scottature. L’utilizzo in via straordinaria allevia il dolore
  7. Far sparire i piccoli graffi  da cd  e schermi.
  8. Profumare e togliere l’odore sgradevole ai biberon e agli articoli per l’infanzia
  9. Detergere gli anelli con brillanti
  10. Togliere le macchie d’inchiostro, usando il dentifricio come agente pre-trattante.
  11. Per alleviare i morsi di zanzara.
  12. Far tornare bianchi i tasti del pianoforte.
  13. Ridare splendore all’argenteria
  14. Eliminare dalle mani i cattivi odori, come pesce e odori di fritto.
  15. Cancellare le tracce di colori e matite dalla mobilia di casa.

Tanti piccoli trucchi e strategie per proteggere e curare la casa con un amico sottovalutato 😉

Voi conoscevate questi quindici modi alternativi di usare il dentifricio?

fonte (www. la casa facile. com)

fonte (my- personal trainer. it)

 

 

Come ti recupero l’azienda: riciclo creativo per …

trasformersStiamo attraversando un periodo lavorativo davvero difficile e complicato.

Le tasse sono elevatissime, il volume di vendite si è notevolmente indebolito e si fanno i salti mortali per stare a galla.

Molte aziende sono costrette a riduzioni di personale e di sedi e molte altre chiudono serrande e saracinesche perchè non riescono ad andare avanti.

Non sto a farvi l’elenco di disoccupati giovani e meno e di tutto il correlato che pesa sulla società odierna, sarebbe superfluo.

Eppure nel mare di problematiche del mondo del lavoro un pizzico di creatività e inventiva può salvare pelle e posti di lavoro.

Ingegnarsi e trovare valide soluzioni e alternative per un riciclo creativo può essere la chiave di svolta.

Come questo caso di cui sto per parlarvi.

Una discarica in Cina precisamente nel Jinan aveva problemi ad andare avanti e gli operai cosa si sono inventati?

Hanno creato con il materiale a loro disposizione una copia fedele e a grandezza originale, di Optimus Prime( uno dei più importanti e conosciuti  personaggi di Transformers )

La bellezza e l’ingegno usate per questa riciclo creativo ha dato vita ad un effetto a catena portando sia molti visitatori, sia la costruzione e la vendita di altri robot simili e no, alla serie.

In totale e finora sarebbero stati creati circa 40 altri ” Transformers” originali e unici ognuno con proprie caratteristiche e potenzialità.

In pratica hanno creato un piccolo museo a cielo aperto, apprezzato e visitato da tantissime persone.

Tutto questo ha risollevato animi e posto di lavoro dando nuova linfa e partecipazione.

Ogni robot realizzato dai lavoratori è in vendita e può essere acquistato per il valore di 14.ooo dollari.

Una cifra irrisoria per l’originalità e l’imponenza degli artefatti.

Devo dire che quest’idea mi colpisce molto e credo possa essere un incentivo e un monito per il futuro.

Che ne dite?

Cosa ne pensate e soprattutto acquistereste il vostro “Transformer” personalizzato?